ilovemysadness

'Un dettaglio viene a sconvolgere tutta la mia lettura; è un mutamento vivo del mio interesse, una folgorazione.
A causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque.
Questo qualcosa ha fatto tilt, mi ha trasmesso una leggera vibrazione.'
(Roland Barthes, La camera chiara. Note sulla fotografia)
~ Wednesday, November 25 ~
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amemipiace:


Been thinking about you, and there’s no rest Should I still love you, still see you in bed
(cit. loro, of course)


e vabbè allora mi provochi. :) 

io voglio le mie maglieeeeetteeeeeeeee! che mia madre non trova più. dice che non ci sono più. non sa dove sono. ecco.

amemipiace:

Been thinking about you,
and there’s no rest

Should I still love you,
still see you in bed

(cit. loro, of course)

e vabbè allora mi provochi. :)

io voglio le mie maglieeeeetteeeeeeeee! che mia madre non trova più. dice che non ci sono più. non sa dove sono. ecco.


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DISINSTALLARE un amore è un lavoro da specialisti. Una volta era più facile. Si svuotavano i cassetti dalle canottiere di lei o dei calzini di lui, poi la penosa divisione di libri e cd e giù in strada a svitare la targhetta del campanello. Da lì iniziava quella che gli psicologi chiamano “elaborazione del lutto” e che gli esseri umani, meno burocraticamente, conoscono come la traversata del deserto. Lunga un mese, un anno, a volte molto di più.

Oggi la bonifica materiale, fisica, dei ricordi è solo l’inizio, la parte più facile.

— Che in italiano vuol dire se mi lasci ti cancello. (cit.)
Riccardo Staglianò su repubblica.it.

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eye-contact:

(via fuckyeahdavidlynch)

anche il suo dito è inquietante. Invecchiala un po’ e può essere Twin Peaks. Se abbassi la macchina, inquadri il nano.

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(via fuckyeahdavidlynch)

anche il suo dito è inquietante. Invecchiala un po’ e può essere Twin Peaks. Se abbassi la macchina, inquadri il nano.


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Le patrie lettere (a volte) sarebbe meglio se fossero orfane

seia:

Io l’ho sempre detto che gli scrittori non dovrebbero scrivere recensioni di libri. A parte rarissime eccezioni (quasi tutte morte da tempo), sarebbe meglio che gli scrittori si limitassero a scriverli i libri (sermpre che siano bei libri eh, perchè quando sono brutti dovrebbero limitarsi a pensarli e poi dimenticarseli e smettere di farsi chiamare scrittori a quel punto). Poi sicuramente, questi scrittori che non sono nemmeno dei cattivi scrittori, anche se a volte toppano alla grande, non dovrebbero scrivere di libri su fogliacci quotidiani, buoni nemmeno per pulirci i vetri (perchè anche la carta su cui sono stampati è così scadente che sicuramente li graffierebbe). Ma in realtà quello che ho sempre pensato è che su certi fogliacci non dovrebbe scriverci nessuno, anzi nemmeno dovrebbero arrivare in edicola. Ma se tu scrittore, vuoi comunque scrivere di libri e per di più, pensando di essere molto libero dentro, vuoi scrivere di libri persino su uno di questi fogliacci, almeno parla del libro che vuoi recensire, non di altri che ti vengono in mente, ché poi magari uno pensa che fai solo sfoggio di cultura o che in realtà hai poco da dire su quel libro che pur hai scelto(?) di recensire; ma soprattutto: cazzo, scrivi almeno recensioni che si capiscano!

Mi sa che parla di Paolo Nori che scrive su Libero.

Avevo anche io remore. Non per le recensioni di scrittori (ad avercene di gente che scrive bene che fa la recensioni), ma per Libero, evidentemente. Solo che poi ho letto questo. Ho letto la recensione di Nori su Ammaniti e per un po’ ho pensato di inziare Che la festa cominci.

Se uno ti fa venire voglia di leggere, anche solo per curiosità, anche solo per sapere se è vero, anche solo per dire no, dovrebbe scrivere sui muri, nelle nuvole, sui cassonetti e ovviamente sui giornali. Tutti.

Meglio Paolo Nori su Libero a scriver quel che vuole e invitarti alla lettura senza dirtelo che Gabriele Romagnoli su Repubblica, ogni tanto.

Sarò civilmente romantica, ma a me una cosa del genere mi rende speranzosa.

Tra l’altro Borgonovo, il responsabile delle pagine culturali di Libero, se vuole dire che un libro è brutto, lo dice. E io l’apprezzo.


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oh, barry

simonerossi:

Akille è uno che ci prende spesso: “Me la segno qui tra le riflessioni e le idee inutili. Bisognerebbe fare un documentario, un tv movie, un virale per rilanciare il personaggio storico veramente rappresentativo di questi tempi: Ponzio Pilato.

[…]

Invece sono un nerd di Jesus Christ Superstar, e in Jesus Christ Superstar il personaggio di Ponzio Pilato entra in scena cantando una canzone che sembra un po’ Street Spirit dei Radiohead, e io ho sempre pensato che la nostra adolescenza è (stata) un pendolo che oscilla tra Street Spirit e Teen Spirit. E poi Pilato, l’attore, Barry Dennen, è quello che canta peggio di tutti, ma i suoi parlati sono i più belli. […] Poi Barry è stato anche in Shining di Kubrick, ma in Shining tutti si ricordano Jack Nicholson, o tutt’al più sua moglie o le gemelline, e Barry non è né una donna né due bambine né il barista con la giacca fucsia, e infatti Barry Dennen in Shining non se lo ricorda nessuno.

[…]

tutto è qui.

Watson? Come non se lo ricorda nessuno!

Il grassetto è mio. Grassetto spontaneo.
Mo’ me lo segno proprio.


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